Lalla Romano

 

«Il novecento è un secolo come tutti gli altri», diceva Lalla Romano. «E’ ridicolo affermare che sia pieno di orrori: come se gli altri siano stati secoli meravigliosi. Siccome ci viviamo dentro, sentiamo le cose che opprimono noi. E’ molto difficile conservarsi sereni: le informazioni sono sempre sulle disgrazie. Si è sovente informati su una quantità di bassezze, idiozie: sul lato peggiore della vita». Ho amato la scrittura di Lalla romano, «l’incantata poesia» come ebbe a dire Elsa Morante. La Romano annoverava tra i suoi maestri Elias Canetti, Joseph Joubert, Ennio Faiano, Leo Longanesi. Ma, al di sopra di tutto, la scrittrice di Demonte amava i romanzi che non volevano esserlo. Era anche stata pittrice. Lalla Romano diceva che persone da amare e bellezze da vedere ci sono sempre: «Per un pittore il brutto non esiste. dappertutto c’è la luce, il volume e questo fa la pittura»; trovava coraggio dal succo della sua filosofia, che rispecchiava un po’ quella del filosofo Emanuele Severino (il passato è sempre presente); diceva che l’interesse non sta nei fatti, ma nel modo di raccontarli; detestava il dolore, perché le impediva di pensare. Ma quando Lalla Romano riusciva a togliere di mezzo il dolore, allora accettava la vecchiaia con i suoi limiti. Ed era grata alla vita.

Lalla Romanoultima modifica: 2016-07-21T10:20:47+00:00da dean15
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