Wislawa Szymborska

Intervista pubblicata sul Los Angeles Times il 13 ottobre 1996 (propongo la mia traduzione, mettendo in risalto soltanto i passaggi più significativi dell’intervista).

Vedova senza bambini, Wislawa Szymborska evita le folle, le pubbliche apparizioni e trascorre i giorni lavorando al suo ultimo poema.

D Perché la privacy è così importante per lei?
R Altrimenti non potrei scrivere, Non riesco a immaginare uno scrittore che combatte per conquistare la pace e il silenzio. Ci devono essere quattro mura e la certezza che il telefono non squillerà.
D Acuni suoi poemi sono introspettivi, altri rappresentano un più ampio manifesto politico. Lei ha una missione quando scrive?
R Non ho una missione quando scrivo. Qualche volta ho il bisogno spirituale di dire qualcosa sul mondo, e qualche volta qualcosa di personale. Scrivo per un lettore individuale, sebbene ami avere molti lettori. Ci sono poeti che preferiscono scrivere per persone ammucchiate in grandi stanze, così possono fare un’esperienza collettiva. Io preferisco che il mio lettore prenda il mio poema e abbia una relazione personale con i miei scritti.
D La sua poesia è un’espressione di vanità?
R Se tu intendi per vanità una forma di esibizionismo, probabilmente lo è. Raccontare a una persona sconosciuta i prori sentimenti è un po’ come vendere la propria anima. D’altro lato, ti porta grande felicità. Tutti noi abbiamo avuto esperienze tristi nella nostra vita. Quando queste cose terribili accadono a un poeta, lui o lei può almeno descriverle.
D Alcuni critici considerano la sua poesia distaccata, sebbene lei la consideri privata e personale. Può essere considerata sia distaccata sia personale?
R Io cerco di guardare al mondo e a me stessa da diversi punti di vista. Molti poeti hanno questa dualità.
D Perché lei ha cominciato a scrivere poesie?
R Sono cose che accadono. Forse era l’atmosfera nella mia casa. Era un tipo di casa intellettuale, dove noi parlavamo molto di libri. E leggevamo molto. Specialmente mio padre. Ho cominciato a scrivere poesie quando avevo cinque anni. Se scrivevo un poema che piaceva a mio padre, allora lui mi dava un po’ di soldi.
D Nei primi anni lei ha elogiato il comunismo, Perché?
R E’ difficile da spiegare. Io volevo davvero salvare l’umanità, ma ho scelto il modo peggiore. Poi ho capito che tu non devi amare l’umanità, ma ti devono piacere le persone. Piacere, non amore. Io non amo l’umanità, mi piacciono gli individui. Io cerco di comprendere le persone, ma non offro salvezza. Questa è state una dura lezione per me. E’ stato un errore della mia giovinezza, molti poeti hannio fatto lo stesso errore.
D Per lei è importante lo humor, ma ha scritto anche poesie tristi. Che cosa le si attaglia meglio?
R Non si può avere un unico sentimento verso il mondo. Vivendo, qualche volta pensi alla vita con tristezza, qualche altra volta con meraviglia. Quando ero piccola non mi sorprendeva niente, ora mi sorprende tutto. Ad ogni piccola cosa che guardo, una foglia, un fiore, io mi chiedo: «Perché questo? Cos’è questo?». C’è un’altra motivazione: la curiosità. Io sono curiosa delle persone, dei loro sentimenti, del loro destino. Così la meraviglia, la curiosità e la tristezza si radunano in me.
D Alcuni suoi poemi sono pessimistici sul mondo. Lei non ha figli: il mondo è tetro per i bambini?
R Mi piacerebbe sapere quante persone popolavano il mondo quando sono nata e quante ce ne sono oggi. Credo che il numero sia raddoppiato. Sono nata in una piccola città vicino a Poznan e lì c’era un grande lago. Ora questo lago è piccolo e si sta prosciugando. Se tu pensi a quanti laghi si prosciugano nel mondo e se pensi che c’è sempre un maggior numero di persone sulla terra, allora non ti vengono in mente pensieri piacevoli. Ci sono persone che dicono, « che nascano nuovi bambini, il pianeta li può accogliere». Io non sono d’accordo. Sappiamo bene quante persone muoiono per maltutrizione e malattie che sarebbero dovute sparire.
D Lei ha una filosofia di vita?
R No. So più o meno che cosa sia giusto o sbagliato. Non dico che tutto quello che faccio sia giusto. Ma so quando faccio qualcosa di sbagliato. Ne sono consapevole. Ho una coscienza.
D Lei scrive con il computer?
R Mai con il computer. Ho bisogno di una connessione diretta tra la mia testa e la mia mano. Non sono una persona moderna. Io scrivo con una penna.

Wislawa Szymborskaultima modifica: 2016-07-24T14:52:48+00:00da dean15
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento