Gino de Dominicis

 

Gino de Dominicis (Ancona 1° aprile 1947 – Roma 29 novembre 1998) è l’artista che ha negato il valore documentario delle fotografie, è apparso raramente in pubblico e, coerentemente, non ha pubblicato cataloghi delle sue opere.
Ne ricordiamo alcune.

La scultura Il tempo, lo sbaglio, lo spazio del 1969, uno scheletro umano con i pattini a rotelle disteso per terra mentre tiene uno scheletro di cane al guinzaglio.

Mozzarella in carrozza del 1970. L’opera si compone di una carrozza nera e di una mozzarella collocata sul sedile posteriore del veicolo, probabile ironia sugli epigoni di Marcel Duchamp che credono che la galleria abbia il potere di trasmutare un oggetto qualsiasi in opera d’arte.

D’IO è il gioco di parole (Di me stesso/Dio) del 1971, titolo una mostra impalpabile, fatta solo di un suono, una risata forte e prolungata che riecheggia nella galleria vuota: è anche questa un’opera invisibile. “Nel grande spazio del garage l’eco era potente e il riso si espandeva in una risata omerica” (Sargentini).

la Seconda soluzione d’Immortalità (L’Universo è Immobile),  viene presentata in occasione della Biennale di Venezia del 1972,  è composta di un essere umano in carne ed ossa, il signor Paolo Rosa, un giovane affetto dalla sindrome di Down, che siede in un angolo mentre osserva tre lavori già esposti separatamente in altre occasioni: il Cubo invisibile (un quadro disegnato per terra), la Palla di gomma (caduta da due metri) nell’attimo immediatamente precedente il rimbalzo e la Pietra di Attesa di un casuale movimento molecolare generale in una sola direzione, tale da generare un movimento spontaneo della pietra. Un’opera che non è oggetto passivo dello sguardo altrui ma guarda essa stessa il suo pubblico.

Nel 1975 alla galleria Lucrezia De Domizio a Pescara l’ingresso è interdetto al pubblico: Mostra riservata agli animali. Gli spettatori, ridotti a spioni, vedono sulla soglia un bue, un asino, un’oca, una gallina.

Calamita Cosmica, uno scheletro lungo 24 metri il cui dito indice sorregge un’asta dorata, è il capolavoro di De Dominicis del 1990.
“La fotografia non crea. Riproduce o interpreta l’esistente” ha scritto da qualche parte Gino de Dominicis, e ancora: “È sbagliato mettere sotto la riproduzione fotografica di un’opera d’arte il nome dell’artista: è il nome del fotografo che ha realizzato la foto che dovrebbe esserci”.

Gino de Dominicisultima modifica: 2016-07-25T17:27:19+00:00da dean15
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